A Firenze è stata inaugurata, da poche settimane, la nuova illuminazione esterna del Duomo, che ha suscitato un acceso dibattito in città. Un importante quotidiano locale ha messo in rete un sondaggio per testarne il gradimento. Al momento in cui scrivo, il primo quesito (“…ti piace la nuova illuminazione?”) mostra un leggero vantaggio dei sì. Curiosamente, il risultato si ribalta invece sulla seconda domanda (“…dovrebbe essere abbassata?”), che vede una simmetrica prevalenza di chi vorrebbe il Duomo meno illuminato, ad indicare che una parte consistente di chi pure ha espresso gradimento, in realtà non è proprio completamente soddisfatta.

Ma insomma, diciamo pure che la situazione sia di sostanziale parità. Fin qui, tutto normale. Guelfi e Ghibellini:  se ce n’è uno favorevole ce ne dev’essere un altro contrario. E’  scritto nel DNA degli italiani, e dei fiorentini specialmente. Anche io ho partecipato a quel sondaggio, ma non voglio cavarmela con un “mi piace” / “non mi piace”, come se si trattasse di una pagina facebook. Voglio invece tentare una riflessione un po’ più articolata.

A mio giudizio, la sintesi più efficace della situazione, non è espressa tanto dalle risposte, quanto piuttosto dalle domande di quel sondaggio. Il fatto che un importante organo di informazione abbia chiesto ai propri lettori se avrebbero preferito una illuminazione meno intensa, porta infatti ad alcune riflessioni.

Se è stata posta quella domanda, è perché l’impostazione di quel progetto non consente di sottoporre a valutazione nulla altro che la sola quantità di luce. Il progetto cioè, ha dato per scontato che l’illuminazione dovesse essere gettata addosso al monumento, in modo indistinto. Le ombre annullate; i volumi e rilievi schiacciati; l’architettura appiattita e resa bidimensionale. Il progetto della luce, che dovrebbe essere fatto di differenze, di sfumature, di rispetto della architettura, di chiari e di scuri, è stato così ridotto appunto ad un pura questione di quantità.

E’ questo, purtroppo, un approccio che non è isolato ed è invece assai ricorrente nella illuminazione di architettura. L’oggetto illuminato, che dovrebbe essere il vero protagonista, viene trascurato, a vantaggio di un malinteso effetto di sensazionalità. La luce usata come fine e non come mezzo. Si innesca una spirale verso livelli di illuminamento sempre maggiori, dimenticando che ciò che fa risaltare un oggetto non è tanto la quantità di luce, quanto il contrasto che l’oggetto, ed ogni sua parte, hanno nei confronti degli oggetti che gli stanno accanto.

Nel caso di Piazza Duomo poi, questo approccio ha generato un ulteriore effetto collaterale. La quantità di proiettori e la loro collocazione sono tali che l’occhio del visitatore non può spaziare senza esserne abbagliato. Il ché oltre ad essere assai fastidioso, rende peraltro inutile quella illuminazione così elevata giacché, costringendo continuamente l’occhio ad adattarsi alle luminosità abbaglianti, fa apparire più buie proprio quelle superfici che si sarebbero volute enfatizzare.

Una volta, anni fa, un architetto belga,  per descrivermi l’effetto di luce che avrebbe voluto ottenere, usò una definizione che ho poi acquisito come postulato dei miei progetti: “silence des yeux”. Ecco: così come non si può ascoltare un concerto se non c’è silenzio in sala, allo stesso modo non si può apprezzare una meraviglia come il Duomo di Firenze se non c’è abbastanza “silenzio degli occhi”.

 

4 commenti
  1. giacomo
    giacomo dice:

    Ciao Massimo,
    avevo letto dell’illuminazione nuova del Duomo di Fi, realizzata da Illum(se non erro).
    A dire il vero ero curioso di sentire un parere,visto che la piazza fiorentina è notoriamente complicata e soprattutto perchè la questione, da che so io, era transitata a suo tempo sui tavoli delle principali aziende di illuminazione (Martini inclusa), ma di professionisti della luce manco a parlarne (o mi sbaglio?)
    Ora faccio una riflessione, un po’ banalotta magari…ma non era più semplice dare l’incarico sin da subito ad un bravo lighting designer (visto che in loco a quanto pare non mancano esempi illustri) anzichè spendere un sacco di carta in questionari e un sacco di soldi per andare a ritoccare un impianto che a quanto pare ha l’unico scopo di mostrare se stesso e non l’oggetto illuminato?
    Ciao
    G.

    Rispondi
  2. Daniele
    Daniele dice:

    Cosa c’è di nuovo? Qualcosa di cui sorprendersi o scandalizzarsi?
    Per prima cosa parliamo di strutture in cui per piantare un chiodo ci vuole l’autorizzazione dell’ONU, quindi bisogna comunque trovare compromessi che tanto tutti felici non faranno mai.
    Seconda cosa, ci sono decine di articoli che presentano la nuova illuminazione del Duomo di Firenze e tutti riportano, con dovizia di particolari, quanto si risparmia rispetto a prima e quanta CO2 emettiamo di meno con il nuovo impianto.
    Oggi i Lighting Designer devono saper fare solo questo, dire quanto si risparmia e quanta CO2 non viene emessa, allora sono stati bravi.
    Ma qualcuno osa ancora parlare di bellezza, di emozioni, di poesia, di trasporto?
    Qualcuno parla ancora di ombre, di coefficienti di uniformità, di illuminamento semicilindrico? Ma dico…
    Risparmio energetico, CO2, Kw/ora, rinnovabili, queste sono le parole importanti per l’illuminazione del 3° millennio…
    Smettiamola di sorprenderci, sarà sempre peggio..
    Daniele

    Rispondi
  3. alessandro
    alessandro dice:

    meno male che esiste ancora qualcuno capace di… alterarsi, diciamola tutta questa gente deve andare ROTTAMATA e la chicca sapete qual’è le staffe non sono dimensionate per il peso dei proiettori e….i cavi sono gli stessi del vecchio impianto. bravo sindaci sei un mago, e grazie chiaroscuro sei ancora troppo educato. e lo sapete quanto hanno speso 750mila neuri!!!!!!!!!continuate ad incazzarvi colleghi!!!!
    alessandro

    Rispondi
    • estiqaatsi
      estiqaatsi dice:

      nulla di nuovo sotto la luce, verrebbe da dire. ma com’è che quando si sponsorizza gli euri straripano e poi, se si va in asta pubblica, si fa a gara tra le amministrazioni a chi ce l’ha piu’ corto (il braccino)?!? non sarà che più che gli Euro (€) ci vorrebbe la Neuro per questi amministratori?

      estiqaatsi!

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.