4 commenti
  1. Vladimir Perenzin
    Vladimir Perenzin dice:

    “La recente legge si propone di dare un adeguato ordinamento alle professioni non strutturate in albi o ordini professionali, fra le quali figura a buon diritto la professione del lighting designer.”
    “L’APIL si propone come punto di riferimento, rappresentativo per tutti i professionisti del settore.”
    …ma per diventare socio devi essere “architetto o ingegnere titolare di uno studio con esperienza pluriennale”:
    dov’è la liberalizzazione?!!

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    • ApilBlog
      ApilBlog dice:

      Caro Vladimir, benvenuto sul blog. Vorrei fugare subito un dubbio.
      In APIL “si possono iscrivere in qualità di associati , coloro i quali, per il curriculum professionale o per l’attività accademica, per le ricerche svolte e per le pubblicazioni scientifiche prodotte o per il particolare corso di studi seguito, offrono sufficienti garanzie di professionalità nel settore all’interno del quale l’Associazione persegue il suo scopo. Il possesso di un titolo di studio a livello universitario o post-universitario (ad esempio: corsi di specializzazione), esplicitamente indirizzato alla progettazione della luce, unitamente ad una esperienza continuativa nell’ambito delle applicazioni della luce di almeno un biennio, costituisce condizione necessaria per l’ammissione quale associato all’APIL. Saranno ammesse deroghe al possesso del titolo di studio richiesto qualora l’aspirante associato mostri comprovata idoneità a giustificare l’ammissione all’Associazione.
      Non possono essere ammessi i soggetti per i quali la progettazione di impianti o componenti e/o la consulenza è soltanto attività ausiliaria e di supporto alla vendita e/o promozione degli stessi, quali professionisti inseriti in società che producono, promuovono, vendono o installano per terzi impianti o loro componenti.” (art. 3 dello Statuto).
      L’iscrizione all’albo delle professioni non regolamentate del Ministero va esattamente nella direzione di tutela di quei professionisti che hanno seguito un percorso di studi che non riconosce il loro ruolo attraverso un albo come quello degli architetti e degli ingegneri. Secondo noi, il futuro, vedrà il riconoscimento delle associazioni come professional bodies, a tutela dei loro iscritti.
      Quello compiuto è solo il primo passo. Ma la nostra credibilità potrà aumentare solo se saremo una massa critica significativa e, in futuro evidenziare il ruolo qualitativo del progetto.
      Aggiungo, infine, che all’APIL ci si può associare anche come socio junior o studente, senza avere il requisito dell’esperienza prima indicata. Non ci sembra di prevaricare alcuno, ma di dare evidenza a chi si occupa di luce professionalmente.
      Grazie per il tuo contributo, anche perchè ogni critica, purché costruttiva, potrà aiutarci nell’impresa.

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      • Vladimir Perenzin
        Vladimir Perenzin dice:

        Ringrazio per la risposta, e mi scuso per l’aggressività del mio post.
        Comprendo la difficoltà di trovare il giusto equilibrio fra:
        – comprovata professionalità e indipendenza economica degli associati a beneficio della credibilità dell’associazione e degli associati;
        – apertura a tutti i professionisti del settore, anche con forme innovative, a beneficio della rappresentatività dell’associazione.

        Pongo come riflessione la difficoltà per chi opera nelle “zone di provincia” a trovare un bacino d’utenza adeguato a permettere lo sviluppo di professionalità indipendenti (economicamente svincolate dalle logiche del commercio).
        Siamo solo all’inizio di un cammino da compiere insieme.

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        • Cinzia Ferrara
          Cinzia Ferrara dice:

          non c’è dubbio. certamente se le aziende e i distributori non invadessero così tanto l’area del progetto, il professionista avrebbe maggiore spazio di crescita. e questo varrebbe non solo per le zone di provincia…

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