gazzettaufficialeCarissimi, Renzo Tedeschi con la consueta solerzia, ci invia il documento allegato che Vi invitiamo a consultare. E’ di fondamentale importanza esprimere il contributo di APIL se si vuole che il DM del 22 febbraio 2001 sui Criteri Ambientali Minimi possa incidere positivamente sull’esercizio della nostra professione. Vi invitiamo quindi a esprimere i vostri commenti per strutturare una significativa proposta, atteso che il documento finale verrà discusso il 20 maggio p.v. a Roma.

CAM illumin pubbl – aprile 2013

modello commenti

2 commenti
  1. Pietro
    Pietro dice:

    Ciao Renzo,
    ti scrivo le mie considerazioni sul documento CAM.
    1) punto 4.1.3.7.
    Sarebbe meglio riferirsi al posizionamento cromatico CIE 1960, dal momento che è maggiormente diffuso (anche negli strumenti di misura) e utilizzato per riportare gli scostamenti cromatici delle sorgenti (Delta uv). Il CIE Lab è infatti maggiormente utilizzato per le valutazioni cromatiche degli spostamenti cromatici sugli oggetti illuminati. Gli step prescritti rimangono ovviamente inalterati.
    2) punto 4.3.2.1.
    • essere iscritto all’ordine degli ingegneri/architetti o all’ordine dei periti, ramo elettrico;
    L’iscrizione all’albo è solitamente richiesto dall’ente appaltante per motivi non connessi alla capacità professionale. Consideriamo che tra qualche anno non ci saranno più gli albi. Mi chiedo: vale la pena complicarsi la vita inserendo questo requisito come indispensabile? Fate voi.
    • aver svolto per almeno 5 anni in maniera continuativa lavori di progettazione di impianti di illuminazione pubblica;
    Lo trovo giusto, ma toglierei il “maniera continuativa”. Se contrai una malattia e rimani fermo due anni (e può succedere, ve lo assicuro io) non credo che dimentichi come si progetta. Questo argomento è ripreso alla voce VERIFICA, per cui andrebbe anche lì riformulato.
    • aver firmato come progettista nei 3 anni precedenti almeno 2 progetti di realizzazione/riqualificazione energetica di impianti di illuminazione pubblica per un totale di punti luce pari ad almeno il doppio di quelli dell’impianto da progettare;
    Questa restrizione la trovo francamente pleonastica e anche un pò pericolosa. Oltretutto – se un giovane professionista fosse intenzionato a fare il progettista d’illuminazione – troverebbe in questa restrizione un scoglio enorme.
    Magari si potrebbe dire:
    ” •aver firmato come progettista un progetto di realizzazione/riqualificazione energetica di almeno un impianto di illuminazione pubblica dello stesso ordine di punti luce di quello dell’impianto da progettare”;
    L’ordine di grandezza significa centinaia, migliaia, decine di migliaia.
    Oppure:
    “•aver firmato come progettista progetti di realizzazione/riqualificazione energetica di impianti di illuminazione pubblica i cui punti luce totali siano uguali o superiori a quelli dell’impianto da progettare”;
    • ” non essere dipendente né avere in corso contratti subordinati o parasubordinati con alcuna ditta che produca/commercializzi/pubblicizzi apparecchi di illuminazione o sistemi di telecontrollo e telegestione degli impianti; nel caso in cui il progettista risulti coinvolto a qualsiasi livello nella realizzazione di un determinato apparecchio illuminante o sistema di telecontrollo, egli non potrà in alcun modo utilizzare tale apparecchio o tecnologia all’interno del progetto di realizzazione/riqualificazione di impianti di illuminazione”;
    Va bene la restrizione nei confronti del dipendente o quella dei contratti subordinati.
    Il resto mi sembra davvero eccessivo.
    Io disegno apparecchi e cerco quindi di farli differenti e magari meglio di quelli che già esistono: tanto meglio che tendo spesso a impiegarli nei miei progetti. Mi sembra regolare. Questa è una prassi che vale in tutto il mondo: un progettista deve rimanere libero di prescrivere ciò che più ritiene opportuno, eventualmente sarà la committenza a tutelarsi affinchè non sussistano conflitti d’interesse. A mio parere occorre fare molta attenzione a riguardo: ci lamentiamo che le aziende non utilizzano la competenza dei liberi professionisti, ma occorre considerare che molte di esse vi si rivolgono in quanto non hanno la possibilità di sostenere un settore di ricerca e sviluppo al loro interno. Ma se non li fanno crescere persone come me e come voi, come pensate che possano realmente migliorare i loro prodotti? Secondo quanto scritto, rivolgersi a un “opinion leader” del settore finirebbe per costituire una vera e propria penalizzazione.
    Sarebbe come impedire a un medico di curare i propri pazienti con la nuova cura che egli stesso ha messo a punto, solo perchè l’azienda che produce il farmaco ha finanziato la ricerca.
    Gente che fa il mio lavoro ce n’è tanta: già penso agli stratagemmi che ne conseguirebbero. In ogni caso, i problemi non si risolvono in questo modo.
    Concludendo: restrizione da abolire o da riformulare “ex novo”.
    In definitiva, questo documento mi preoccupa. Credo che un vero progettista d’illuminazione certe cose non possa neanche pensarle: il mio sospetto è che ci siano state ingerenze da parte di persone che non sono “del tutto” progettisti d’illuminazione. Se il fine ultimo è quello di far convergere l’illuminazione nell’impiantistica elettrica, questo documento c’è riuscito in pieno. Tanto valeva lasciare le sole prescrizioni sulle lampade e gli apparecchi, evitando di generare confusione con l’inserimento della parte inerente l’idoneità dei professionisti.
    Il rischio di dare delle direttive “minime” è che rimangano tali: in altri termini, quello che è scritto è ciò che realmente conta, il resto non serve perchè non è scritto. Succede ormai così anche per le norme CEI: basta rientrare nei minimi della norma, tutto “il di più” non serve. E così il progettista, quello vero, non serve più.
    Ciò premesso, la mia vuole essere solo una critica costruttiva: so cosa significa scrivere documenti di questo tipo e mi rendo perfettamente conto delle logiche che li producono.
    Caro Renzo, ti auguro buon lavoro, e comunque vada ti ringrazio per l’impegno che dedichi a queste rotture di scatole.
    Vi abbraccio tutti e buon lavoro

    Pietro Palladino

    Rispondi
    • Matteo Seraceni
      Matteo Seraceni dice:

      Ciao Pietro.
      Come sapranno alcuni di voi, anch’io ho partecipato a questo documento, però per la parte del sistema di prestazione energetica – e questo invece ormai lo sanno pure i sassi :)
      Ho letto anch’io le proposte contenute e concordo praticamente in tutto con le riflessioni di Pietro.
      Prima però vorrei anch’io ringraziare Renzo per il suo lavoro e soprattutto per il contributo che ha dato in questo frangente.
      Perché vorrei ricordare ai membri APIL che questo è già il secondo giro di consultazione per l’aggiornamento dei CAM: la vera occasione per poter inserire commenti e valutazioni è stata circa due mesi fa. E ho visto Renzo battersi praticamente in solitaria per riuscire a fare partecipare APIL al tavolo e cercare di coinvolgere gli altri membri (senza poi tanti risultati).
      Credo che questa sia un’altra occasione persa da APIL: è vero che ora si possono spedire ulteriori commenti, ma si arriva praticamente a giochi già fatti…

      Rispondi

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