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Durante le ore serali e notturne, la luce artificiale è pressoché l’unico strumento di percezione e comunicazione di uno spazio urbano e di un contesto architettonico. Elemento artificiale per definizione, essa implica sempre una responsabilità interpretativa e una scelta progettuale.
La luce può valorizzare un’architettura, ricostruendo ombre e contrasti che consentano di apprezzarne volumi e superfici,  o può stravolgerla, trasformandola in un teatrino. Può essere concepita per creare emozione in sé, o semplicemente essere lo strumento per far sì che  ad emozionare sia l’architettura illuminata. Può lasciarsi prendere dalle tentazioni tecnologiche, esasperando la spettacolarizzazione, o al contrario sfruttare al meglio la tecnologia per scomparire, lasciando che ad apparire siano solo gli oggetti illuminati. Può valorizzare un contesto o isolare un’eccellenza. Può dare sicurezza o disorientare.
In definitiva, nell’illuminazione architettonica l’oscillazione è sempre fra la luce usata come fine, per mostrare se stessa, e la luce usata come mezzo, ovvero come strumento che consenta la fruizione di un contesto monumentale nelle ore in cui la luce naturale fa difetto.
Nelle città d’arte convivono spesso interventi di illuminazione con approcci fra loro contrastanti, che si muovono tra un estremo e l’altro. Con grande difficoltà le città tentano di adottare un approccio unitario; solo poche fra loro, in Italia e all’estero, sono riuscite a fare dell’illuminazione artificiale il proprio biglietto da visita, la cifra con la quale si presentano al mondo. E tuttavia,  spesso i loro modelli non sono esportabili, proprio perché legati al proprio territorio o, al contrario perché appunto fini a sé stessi, e perciò non legati affatto ad alcun territorio.
Gli attuali strumenti di pianificazione dell’illuminazione, anche dove esistenti ed applicati, sono per lo più concentrati sugli aspetti strettamente funzionali e si mostrano spesso inadeguati ad un approccio culturale, legato alla lettura degli spazi, per i quali sarebbero necessari strumenti specifici.
E’ possibile, ed in che modo, creare un “modello di illuminazione” che sia il segno di una città o di un territorio, e ne restituisca la riconoscibilità nella visione notturna, senza stravolgerne l’identità? E, ammesso che un tale modello esista, quali sono gli strumenti attraverso i quali una comunità può promuoverlo e guidarne l’applicazione? Può la luce essere uno strumento di progettazione anche politica e sociale? E che ruolo hanno il lighting designer, lo storico dell’arte, il Soprintendente e l’amministratore pubblico in questo contesto? Se ne discuterà a Firenze il 3 novembre a partire dalle ore 17,00 a Palazzo Vecchio nella Sala dei Duecento, in una tavola rotonda dal provocatorio titolo “QUALE LUCE PER LE CITTA’ D’ARTE“.  La tavola rotonda cercherà di fornire la risposta a questi e ad altri quesiti, mettendo a confronto progettisti ed esperti di fama internazionale.

Intervengono:
Susanna Antico, lighting designer, consigliere APIL, Milano
Louis Clair, lighting designer, Parigi
Massimo Iarussi, lighting designer, presidente AIDI-Sezione Toscana, consigliere APIL, Firenze
Alessandra Marino, Soprintendente per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le Provincie di Firenze, Pistoia e Prato
Modera: Consuelo de Gara, Fondazione Targetti

Vi segnaliamo anche, che il programma di Florens 2012 prevede il Forum Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali, con oltre 40 tra tavole rotonde e convegni, 7 lectio magistralis, mostre, aperitivi culturali, appuntamenti musicali, installazioni spettacolari. È l’insieme di questi temi, soggetti ed esperienze a fare la qualità della vita ed è a partire da questo straordinario patrimonio che è possibile delineare un nuovo modello di sviluppo e nuove proposte per l’Italia, capaci di rilanciare la crescita economica anche in tempi di necessario rigore sul fronte dei conti pubblici. In tale contesto Florens 2012 si configura come una piattaforma per unire organizzazioni e soggetti che si occupano delle relazioni tra economia e cultura e che ritengono che prospettive durature di crescita economica debbano essere saldamente fondate sul rilancio della cultura.

Vi ricordiamo che la partecipazione è gratuita ma è necessario iscriversi ai seminari

info : www.fondazioneflorens.it

a.i.

Cieli Bui

Cieli BuiBisogna fare tanto di cappello agli amici di Cielobuio. La loro determinazione, il loro entusiasmo e l’efficienza della loro macchina da guerra li hanno catapultati agli onori della cronaca, facendogli guadagnare l’esplicito riferimento al proprio nome, nella operazione appena inclusa nella legge di stabilità. Chapeau!

Stiamo parlando naturalmente di Cieli Bui, l’iniziativa varata dal governo nell’ambito della spending review, con l’obiettivo di far risparmiare energia (e dunque danaro) alle amministrazioni pubbliche.

Fatti i doverosi riconoscimenti, devo confessare tuttavia che la prima sensazione da cui sono stato investito, alla notizia del varo di Cieli Bui, è stata un brivido lungo la schiena.

Il comunicato stampa annunciava che, con decreto del Presidente del Consiglio, saranno stabiliti gli “standard tecnici delle fonti di illuminazione e le misure di moderazione del loro utilizzo eccetera eccetera”.

Ma come? Ancora un altro decreto? Decenni di studi e approfondimenti teorici, normative, regolamenti, leggi nazionali e regionali: tutto questo proprio non bastava a dare prescrizioni, sufficienti ad evitare sprechi e malefatte? E coloro che, per incompetenza, per leggerezza, o per dolo, hanno ignorato quelle prescrizioni, provocando i guasti che vediamo: cosa ci autorizza a credere che costoro si affanneranno ora a rispettare il nuovo decreto?

E quale sarà il lessico di questo nuovo decreto? Conterrà anche parole come progetto, progettista,  professionalità, competenza, responsabilità, innovazione, investimenti, tecnologia? Oppure si limiterà a riportare parole come spegnere e affievolimento?

Perché, se così fosse, non sarà soltanto la luce delle nostre città ad affievolirsi, ma anche la nostra speranza di risolvere realmente la cosa.