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LS14I simposi LS organizzati da FAST-LS (Foundation for the Advancement of the Science & Technology of Light Sources) sono stati tenuti regolarmente dal 1973 sia in Europa che in Asia ed America. Il loro scopo è quello di fornire un’opportunità per la comunità mondiale di scienziati, ingegneri e a ltri professionisti impegnati nella ricerca sia sulle nuove sorgenti che nella loro applicazione in ambito illuminotecnico per informare, in un ambito non commerciale, ed ottenere una panoramica completa delle attività in corso nel campo dell’illuminazione ed in particolare del SSL  segnalando le questioni emergenti nella loro applicazione. Nel documento allegato troverete l’indicazione dell’articolazione delle sessioni tematiche che si terrà presso il Grand Hotel di Como dal 22 al 27 giugno prossimi per il quale siete invitati a partecipare ed a presentare, se interessati, un abstract inerente gli argomenti in discussione.

APIL patrocina l’iniziativa insieme con l’Associazione Italiana del colore, il consorzio EPIC e l’associazione IEEE.

Vi invitiamo a prendere visione del documento allegato ed a prendere contatto con il sito del simposio ( http://www.ls14-symposium.org) per la presentazione delle memorie entro il 19 maggio 2014

LS14 2nd ANNOUNCEMENT – CALL FOR PAPERS

 

 

La criticità della resa cromatica delle sorgenti allo stato solido, tipica della produzione iniziale agli albori dell’era dei LED, si è rapidamente evoluta, fino ad arrivare ad un ribaltamento che ha del paradossale. Oggi, la possibilità di modulare su diversi canali l’emissione di sorgenti elementari in diverse tonalità di bianco o in colori saturi, consente praticamente di comporre spettri cromatici su misura.

Alcune installazioni recenti, che hanno adottato questo approccio in ambito artistico, hanno mostrato risultati visivamente spettacolari, che tuttavia portano con sé un problema per così dire etico: fino a che punto è lecito enfatizzare un colore specifico, col rischio di compromettere l’equilibrio nelle rese cromatiche dei colori rimanenti?

Nelle illuminazioni commerciali, da sempre si adottano artifici per rendere al meglio i colori di determinati prodotti (la carne, il pesce, il pane, ecc.), ma questo in generale non comporta alcuna conseguenza giacché quelle sorgenti sono destinate appunto ad applicazioni specifiche, per le quali le rese cromatiche dei colori diversi da quelli per i quali sono state concepite non sono rilevanti.

Ma quanto è lecito adottare un approccio analogo nella illuminazione artistica?  Se si enfatizza ad esempio una certa nuance di colore, tipica in un artista o prevalente in un certo dipinto, si rischia di alterare l’equilibrio nella resa dei colori rimanenti che pure, per quanto in misura minore, possono essere stati usati dallo stesso artista, nello stesso dipinto.

Dunque, qualsiasi manipolazione artificiosa di uno spettro, deve sempre essere accompagnata da una analisi accurata sull’intero spettro, che garantisca la maggiore fedeltà possibile nella resa dei colori, per tutta la sua estensione. Ma questo approccio, è oggi reso assai difficoltoso, se non impossibile, dalla carenza di informazioni messe a disposizione dai produttori.

Il problema in effetti, non è altro che quello (annoso) di una valutazione ragionevolmente oggettiva della resa cromatica di una sorgente.

Tutti sappiamo che l’Indice di Resa Cromatica (CRI) è un dato assolutamente insufficiente a descrivere in modo affidabile la resa cromatica di una sorgente, ed abbiamo sempre diffidato della sua validità assoluta. Il CRI è tanto meno affidabile per le sorgenti allo stato solido, che mostrano spesso valori particolarmente deludenti, tali da non rendere giustizia della reale resa cromatica valutata all’esame visivo. E cionondimeno, la praticità di affidarsi ad un solo valore, capace di condensare informazioni complesse, è talmente forte che prima o poi tutti ci siamo trovati nella necessità di appoggiarci a quel dato, pur conoscendone i limiti.

Di un valore di quel genere noi progettisti abbiamo bisogno: che superi i limiti del CRI e sia sintetico ed immediato nell’utilizzo ma, soprattutto che sia significativo.

Questo problema sta creando una situazione paradossale: il massimo della tecnologia disponibile, in fatto di gestione dei colori, si accompagna di fatto al minimo della informazione, mettendo il progettista nella impossibilità pratica di effettuare delle valutazioni comparative consapevoli.

Da una parte, la comunità scientifica sta (da tempo) approfondendo il problema , studiando metodi alternativi al CRI e più efficaci (uno di questi, il CQS, Color Quality Scale, che pare essere il maggior candidato a diventare il nuovo standard, sarà l’oggetto di un articolo di prossima pubblicazione). Dall’altra parte però, in assenza di un approccio universalmente accettato, si sta assistendo a comportamenti disomogenei, che portano ad inaccettabili carenze di informazione. Le informazioni relative agli aspetti cromatici dei LED fornite dalle aziende produttrici di apparecchi, sono in generale molto scarne, e si limitano per lo più alla sola indicazione della temperatura di colore. Il CRI, generalmente, non viene affatto citato, giacché come si è detto fornirebbe risultati deludenti e comunque non significativi. Tanto meno vengono riportati gli spettri cromatici, e neppure vengono forniti parametri alternativi (come il succitato CQS) che, per quanto ancora poco diffusi e dunque difficilmente valutabili, pure potrebbero fornire informazioni utili a quei progettisti che avessero voglia o necessità di approfondire la questione. Purtroppo, questo accade anche per aziende blasonate, dalle quali ci si aspetterebbe una maggiore attenzione.

A complicare ulteriormente la cosa, c’è il fatto che per le sorgenti il cui spettro sia modulabile tramite dimmerazione separata su più canali di sorgenti elementari di diverso colore , non è possibile caratterizzare a priori la resa cromatica della sorgente, giacché questa è appunto variabile. Ci dovrebbe essere dunque la possibilità di valutare tali parametri per qualunque combinazione possibile , tramite software.

In attesa che venga messa a punto un parametro effettivamente significativo e che esso si imponga come nuovo standard in sostituzione del vecchio CRI cosa dovremmo fare noi progettisti? Affidarci al solo esame visivo? O dovremmo sopperire alla carenza di informazioni verificandole direttamente, e dunque facendo entrare nei nostri studi lo spettrofotometro come strumento abituale di analisi, al pari del luxmetro che ciascuno di noi ha comprato per prima cosa, all’inizio della propria attività?

Spero in numerosi e qualificati commenti…